C.G. Jung

“Se l’inconscio fosse come molti pretendono che sia , esclusivamente nefasto, esclusivamente cattivo, la situazione sarebbe semplice e la via da seguire chiara: si faccia il bene e si eviti il male. Ma che cosa è bene e cosa è male? L’inconscio non è unicamente una forza naturale e malvagia, ma anche la fonte dei beni più alti; esso non è soltanto animalesco, semiumano e demonico, ma anche sovrumano, spirituale e divino (nel senso che gli antichi davano al termine).”

( C.G. Jung 1946)

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il pensiero junghiano è un pensiero estremamente complesso, ma ricco di indicazioni conoscitive. Il nucleo centrale che ispira tutta la sua opera è l’intenzione di approfondire sino all’estreme conseguenze la conoscenza degli aspetti più reconditi della psiche, considerata da Jung una totalità conscia e inconscia al tempo stesso.

Jung nacque in Svizzera nel 1875 ed è considerato uno dei pionieri della psichiatria dinamica. Dopo il suo distacco da Freud e dal movimento psicoanalitico si sentì libero di approfondire e teorizzare un certo numero di concetti che già prima aveva iniziato a formulare, così dal 1913 iniziò a seguire le proprie idee e a sviluppare un proprio sistema che egli chiamò psicologia analitica.

Nel 1959, qualche anno prima della sua morte, Jung fu intervistato da J.Freeeman per la televisione inglese. Questa intervista in cui Jung parla della sua vita, del suo lavoro e del suo pensiero ebbe un grosso successo di pubblico, così si esprime Freeman a proposito del programma: “In conseguenza di ciò Jung ricevette un gran numero di lettere da ogni specie di persone, molte delle quali sprovviste di qualunque nozione medica e psicologica, che erano state affascinate dall’aspetto imponente, dall’humour e dall’incantevole modestia di quest’uomo grandissimo e che nella sua concezione della vita e della personalità umana avevano scorto qualcosa di utile per loro. Tutto ciò fece molto piacere a Jung non tanto per il fatto di ricevere lettere (la sua corrispondenza era sempre stata enorme), quanto perchè esse giungevano da persone che normalmente non avevano nessun contatto con lui”.

Se, come affermò Jung, la sua vita è stata la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio, questa intervista ne è la testimonianza.